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Il MADE IN ITALY «DIMENSIONE MONDO» ALDO CIAVATTA: UN GRAPPOLO Dl MARCHI

Il MADE IN ITALY «DIMENSIONE MONDO»

ALDO CIAVATTA: UN GRAPPOLO Dl MARCHI

PER IL MERCATO GIOVANE

Il primo a trattare i jeans senza timori reverenziali verso la grande tradizione americana è stato Aldo Ciavatta.

Riminese purosangue, «figlio della costa», come dice lui, ha cominciato giovanissimo a occuparsi di pantaloni, sulla scia del padre sarto. Davanti agli occhi aveva il popolo multicolore delle lunghe estati riminesi: tedeschi in braghe larghe e corte, ma soprattutto tanti ragazzi e ragazze stretti nei jeans a sigaretta: «Sexy ma poco pratici», pensava fra sé Aldo Ciavatta.

E si mise a fare pantaloni per quei ragazzi con alcuni interessanti ritocchi, prima impercettibili poi mano a mano più evidenti. A metà degli anni 70, quando era già un industriale affermato della confezione giovanile, la grande svolta. «Avevo cominciato a girare il mondo. Incontrai una coppia di giovani stilisti francesi, Marithé e François Girbaud, che viaggiavano sulla mia stessa lunghezza d’onda. Disegnavano un pantalone di tela color indaco ma delavato, sbiadito e stropicciato. Anche il taglio era rivoluzionario, largo e magari con qualche piega» In patria quei due francesi stentavano molto ad affermare le loro idee. Ciavatta invece ci crede subito. Puntò molto su quel look nuovo e cominciò a produrre la Closed, i baggy jeans, i jeans cioè larghi e comodi che dall’Italia dilagarono nel mondo, sbarcarono in America dove travolsero le resistenze dei putisti del pantalone vecchio West.

L’altra griffe storica della Ball di Aldo Ciavatta è quella della londinese Katharine Hamnett, grande fantasia unita all’uso di materie sontuose come la seta e un tocco in più di classicità anglosassone. Anche lei scoperta e valorizzata da Ciavatta, quando in patria non riusciva ancora ad ottenere il dovuto credito. Oggi che il gruppo di aziende create dal «figlio della costa» ha una razionale struttura, i marchi sono diventati un grappolo. Il più prestigioso tra gli ultimi acquisti è certamente quello inventato dall’ultima generazione di donne Fendi , la casata romana celebre per le pellicce e ora entrata con la tradizionale grinta anche nel campo della moda giovane e casuale. «Fendissime» si chiama e la prima collezione prodotta e commercializzata dalla Ball sarà quella dell’autunno inverno 1988-1989. Per la stessa epoca altro clamoroso esordio: Converse All Star, la marca di calzature sportive che praticamente serve tutti i grandi campioni dello sport Usa approderà alla moda jeans attraverso la fabbrica e l’ufficio stilistico riminese. Ci sono grossi fermenti nel mondo creativo della Ball, che da questa stagione da disegnare la propria omonima linea dell’emergente scozzese Andrew MacKenzie e ha appena siglato gli accordi per lanciare una collezione Spandau Ballet By Ball, e West End’s Girl, tutte ricavate dall’attualità più cara ai giovani e mirata non solo ai giovani ma a tutti i portatori di cultura giovanilistica: «La gente dello spettacolo, gli intellettuali di provincia, i manager che hanno tradito il blazer» dice Ciavatta, da sempre abituato a «sociologizzare» sulla sua fetta di mercato. Il consumo che più lo interessa è quello adolescenziale perché segue regole non esplicite ma rigidissime: «Ci sono concreti segnali che i ragazzi non vogliono più marchi e firme vistose ma la nostra etichetta di stoffa cucita sotto la fibbia della cintura (attenzione l’ubicazione è importante) è diventata  un simbolo determinante di appartenenza alle tribù giuste». Questo contatto con la psicologia reale Ciavatta non lo perde mai. Dice che gli deriva dall’anima corriere-della-sera-aldo-ciavatta-ballromagnola, fantasiosa e pragmatica assieme. La stessa che gli ha permesso di costruire  una struttura produttiva e commerciale unica nel suo genere che parte archivio personale dove Ciavatta ordina i frutti della sua smodata passione per fibre, filati e lavatrici (servono a dare mille vite al jeans e ai suoi derivati), per confluire nelle tre società Ball Spa di Rimini, Satiris di Chiusi e Moditalia di San Marino, dove vengono lavorati i marchi del gruppo per finire nella nuova centrale di servizi CFM (Compagnia finanziaria moda), che sarà a breve la holding del gruppo. Il tutto produce 4 milioni di pezzi all’anno per un fatturato che nel 1987 ha raggiunto i 150 miliardi, 40% dei quali ricavato dall’esportazione.

Corriere Della sera anni ’80