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CFM International

cfm-international2Questa di Aldo Ciavatta e della CFM (Compagnia Finanziaria Moda International) è una delle tante storie, incredibili e di successo, che in questi anni hanno popolato l’Italia e che l’hanno fatta in parte quello è: un paese non ricchissimo, ma molto creativo, molto flessibile, molto pronto a inserirsi dove ci sono degli spazi.

Un giorno bisognerà cercare di capire perche proprio il settore del tessile-abbigliamento e stato un protagonista così vivace della nostra economia, praticamente in mezzo all’indifferenza più generale. Ricordo che le statistiche ufficiali, ad esempio, hanno sempre registrato, per tutti gli anni Settanta, un continuo calo di addetti in questo settore. E la cosa non stupiva perchè stava andando nello stesso modo anche in tutti gli altri settori industriali.

Poi arriva il momento in cui gli industriali del tessile-abbigliamento decidono di commissionare una ricerca a un giovane esperto per cercare di fare una radiografia di quello che era accaduto in mezzo a tanto lavorare, faticare, esportare. Ne venne fuori una sorpresa fra le più inattese e sconcertanti. Non solo l’occupazione non era stata in calo, ma nei dieci anni che vanno dal 1971 al 1981 (i soli per i quali siano disponibili dei dati dettagliati) il settore aveva aumentato i propri addetti di 100 mila unità. In pratica era cresciuto al ritmo di dieci mila nuovi posti di lavoro all’anno. Una performance che quasi certamente non ha uguali nel panorama industriale italiano. Una sorta di successo nel successo: i ragazzi del “made in Italy”, i ragazzi che avevano conquistato il mondo con e loro giacche, i loro pantaloni, i loro maglioni non solo avevano portato a casa importante valuta straniera, ma erano anche riusciti a dare un lavoro a più di 100 mila persone in dieci anni, oltre a tutte quelle che già avevano un impiego nel settore.

Un successo grandissimo, forse addirittura unico (chi e riuscito nei difficili anni Settanta a far crescere il numero della gente con uno stipendio?). Ma del tutto misterioso, ignorato. Niente medaglie e niente applausi per gli sconosciuti protagonisti di questo vero miracolo. Come mai?

Quando si va a vedere la storia di Ciavatta e della CFM (alla quale è dedicato un capitolo del libro di G. Di Stefano “Modelli e strategie per la direzione aziendale”) e stato fatto, in Italia, da un accumularsi di vicende come questa di Ciavatta, che sono diventate grosse e importanti nel giro di poco tempo e senza fare rumore, senza che la gente se ne accorgesse.

Quello che è successo è piuttosto semplice da raccontare. Si comincia con il padre di Aldo Ciavatta, Bruno, che negli anni Cinquanta e un sarto come tanti, nel riminese. E’ bravo, e apprezzato, ha una buona clientela, ma tutto si ferma lì. Un sarto come tanti, anche se magari più bravo e un po’ più vivace. All’inizio degli anni Sessanta Aldo, che invece ha un temperamento imprenditoriale, di quelli moderni, che vogliono sempre fare qualche passo avanti, mette a punto un tessuto speciale e fabbrica pantaloni corti in piccolissima serie, che vende su mercato locale di Rimini e della riviera romagnola, durante l’estate. Gli affari vanno bene e Ciavatta comincia a capire che lì ci deve essere qualcosa di importante, di serio, che può crescere. Tutto sta nel farlo venire a galla.

Dopo un po‘ decide che bisogna passare da un prodotto stagionale (i pantaloni corti) a

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Bruno Ciavatta

una produzione continuativa. E’ in pratica la nascita del gruppo. Si guarda intorno e afferra (non si sa nè il come ne il perchè) che sta per cominciare la lunghissima (forse eterna) stagione del jeans. Apre una fabbrichetta con quindici persone e con annessa una piccola lavanderia per “consumare” e invecchiare i jeans. E’ un triplo successo. Una di quelle cose che nella vita sembrano venire per caso e dietro alle quali invece c‘è il fiuto, il feeling nei confronti del mondo che sta intorno, la capacita di essere dentro la rande corrente impalpabile de a gente che passa da un gusto all’altro.

Triplo successo perchè i jeans consumati e invecchiati di Ciavatta hanno subito un grande boom. Perchè persino la rivista “Time” (altra piccola cosa che un giorno bisognerà capire: perchè “Time” si accorge di quello che accade a Rimini e i giornali italiani no?) dedica al figlio del sarto della riviera romagnola un articolo pieno di complimenti. E perchè in realtà in quei mesi Aldo Ciavatta scopre la sua vocazione, il suo talento, quello che dovrà fare da grande: il casual, l’informale, lo sportivo.

A infilarsi lungo la strada di un certo tipo di moda e di abbigliamento non ci pensa neanche. Si concentra sui suoi adorati pantaloni da portare sempre e su tutto quello che può fare giovane, sportivo, disinvolto.

Intanto l’azienda cresce. Alla prima se ne aggiungono delle altre. Il giovane Ciavatta non è, a quei tempi, un manager. è soltanto uno che ha deciso di diventare il numero uno dell’abbigliamento sciolto, che veste come i ragazzi che comprano le sue cose e che ha tanta fretta di andare avanti. A un certo punto decide che bisogna fare un salto di qualità e allora si inventa coordinatore di un pool di stilisti che disegnano le cose per lui e lancia sul mercato i suoi marchi: Ball, Closed, Katharine Hamnett, Frank Scozzese e altri. Il particolare feeling con il mondo giovane che si era scoperto all’inizio degli anni Sessanta continua ad assisterlo. E “vestire Ciavatta” (anche se magari molti non sanno che stanno

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Aldo Ciavatta 

facendo proprio questo in questo momento) diventa sempre più diffuso. Il giro di affari cresce e qualche volta l’ex ragazzo di Rimini deve mettere da parte i suoi jeans e indossare i panni del manager tradizionale per andare a discutere di affari, i fatturati, di contratti. Adesso ha tirato due somme e si e accorto che l‘impero cresciuto dalla costola di un papa che faceva il sarto lungo la riviera romagnola ha ormai raggiunto i 100 miliardi di fatturato, con circa 400 dipendenti. Un po’ da tutte le parti del mondo (Francia, America, Giappone, cce.) gli arrivano continuamente richieste di accordi, di nuovi lavori da impostare, di future e possibili espansioni. Nasce così la CFM, per ora solo una società di servizi e di coordinamento, ma destinata a diventare ben presto la holding alla guida di questo Straordinario gruppo imprenditoriale che ha saputo fare del Casual e dell’abbigliamento sportivo un affare dl grosse dimensioni. Fra qualche anno probabilmente Ciavatta e i suoi Jeans arriveranno anche in Borsa.

Giuseppe Turani (anni ’80)